L’Ucraina sta intensificando i colloqui con la Francia per ottenere licenze di produzione dei missili da crociera SCALP. Lo ha dichiarato il ministro della Trasformazione digitale e della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov, intervenendo a una conferenza stampa con il suo omologo danese Jeppe Bruus.

Secondo Kyiv, i negoziati rappresentano un passaggio “avanzato” rispetto ad altre iniziative simili avviate con partner occidentali, e si inseriscono nella strategia del governo di ridurre la dipendenza dalle forniture estere e rafforzare la produzione interna di sistemi d’arma.

I missili SCALP, versione francese dei britannici Storm Shadow, sono missili aria-superficie, lanciati cioè da aerei da combattimento, con una capacità operativa fino a circa 250 chilometri. Sono già stati forniti all’Ucraina da Francia e Regno Unito e utilizzati in operazioni contro obiettivi militari in Russia e nei territori occupati, inclusa la Crimea.

Fedorov ha precisato che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha discusso direttamente la questione con il presidente francese Emmanuel Macron durante una recente visita a Parigi, definendo il confronto positivo e incentrato sulla possibilità di condividere le licenze industriali.

“C’è stata una conversazione molto buona con Macron sulla possibilità di trasferire le licenze per i missili SCALP al nostro Paese, e ora il dialogo continua sia con il governo sia con l’industria”, ha affermato Fedorov, sottolineando come diversi dettagli tecnici e giuridici siano ancora in fase di definizione.

Il ministro ha però invitato alla cautela, evidenziando che il processo è complesso. “È un tema legato alla proprietà intellettuale, all’avvio della produzione e a vari livelli di burocrazia. C’è progresso, ma è ancora presto per considerarlo concluso”, ha dichiarato.

La questione delle licenze militari occidentali non riguarda solo la Francia. Zelensky ha infatti più volte sollecitato la possibilità di produrre in Ucraina sistemi forniti dagli alleati, inclusi i sistemi di difesa aerea Patriot di fabbricazione statunitense. Sebbene non sia ancora stato concesso il via libera alla produzione locale di questi ultimi, il presidente ucraino ha dichiarato lo scorso giugno che anche l’amministrazione statunitense starebbe valutando forme di cooperazione industriale con le aziende del settore difesa.

Secondo Kyiv, il tema ha trovato spazio anche nell’agenda dei recenti vertici internazionali. In particolare, i leader del G7 – riuniti recentemente a Evian, proprio in Francia – avrebbero discusso la possibilità di autorizzare la produzione di armamenti occidentali in territorio ucraino, esprimendo apertura preliminare a valutare l’ipotesi di concessione di licenze.

Queste dinamiche rappresentano un cambio di paradigma nella cooperazione militare dell’Ucraina con l’Occidente, che non si limiterebbe soltanto alle forniture, ma al progressivo trasferimento di capacità produttive. Restano tuttavia nodi rilevanti legati alla tutela della proprietà intellettuale, alla catena di produzione e alla regolamentazione dell’export di tecnologia militare sensibile.

In prospettiva, l’obiettivo ucraino è costruire una base industriale in grado di sostenere la produzione di sistemi a lungo raggio sul proprio territorio, riducendo tempi di approvvigionamento e vulnerabilità logistiche in un conflitto ancora in corso. Ma, come riconosce lo stesso governo, il percorso è ancora nelle fasi iniziali.

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